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Affinità/divergenze fra me e Internazionale del nutrimento umano

«È una formalità o una questione di qualità?» (CCCP, Io sto bene)

Anche quest’anno, com’è ormai consuetudine mia e di molti miei amici e conoscenti, ho fatto un giro a Ferrara, la settimana scorsa, per il festival di Internazionale. Qualche nome “importante” in meno – mancano i Saviano, i Lerner, ma restano presenti comunque l’immancabile Napoleoni, Fofi ecc.. – e un sistema di talgiandi per entrare al Teatro Comunale. Bene. Due/tre anni fa la situazione era molto diversa: andavi lì, prendevi un programma e su due piedi (o su due pedali) decidevi di seguire questo o quell’incontro. Lo scorso anno no. Sceglievi qualcosa e dovevi considerarti fortunato se riuscivi a fare anche solo quello, specie se al comunale (che di solito coniuga grossi nomi, scottante attualità dei temi, numero di posti a sedere leggermente più basso – mi pare – del Cinema Apollo). Comunque: 11% in più di presenze rispetto al 2009. Numeri a parte, in due giorni sono riuscito a seguire: “Malnutrizione. Quando il cibo non basta”, “Buon compleanno Africa!”; “Maonomics di L. Napoleoni”; “La creatività al potere. Ruolo e futuro delle riviste letterarie”; “Chi guadagna dalla crisi. Vecchie e nuove povertà in Europa“. Niente male, sono tornato a casa senza lamento.

Il problema, semmai, era un altro: la risposta di David Rieff nella conferenza sulla malnutrizione, un giornalista capace di un cinismo, quasi malthusiano, quando afferma che gli outsider giocano nella storia un ruolo di scarsa influenza (*). D.: “secondo voi (David Rieff, giornalista; Stéphane Doyon della campagna per l’accesso ai farmaci essenziali di Msf, nda) quanto può influire sul problema della malnutrizione globale, l’adozione – da parte del cd. “mondo occidentale” – di una dieta che preveda una forte riduzione del consumo di carne o che sia completamente vegetariana?” R1. (moderatore): “vorrei ricordare che il consumo di proteine animali nei primi tre anni di vita è indispensabile per la crescita dell’essere umano”; R2. (David Rieff): “anche se tutti gli italiani – 60 mln – diventassero vegetariani, certo non sarebbe una soluzione di fronte a 1,3 mld di cinesi che stanno aumentando considerevolmente i loro consumi di carne” [di Malthus davvero solo il cinismo, niente della questione risorse (scarse)/popolazione (sovrabbondante)].

A questo punto, prima di entrare nel merito di ogni discussione sui dati e sulle problematiche dell’aggiornamento degli stessi da quando di questi problemi si è iniziato a fare discorso pubblico (più o meno l’inizio degli anni Novanta: J. Rifkin, Beyond beef, 1992 – tr. it. Ecocidio), c’è una questione di fondo: sapere/non-sapere. Semplicemente. Conoscere o non conoscere un certo dibattito e renderne conto ad un pubblico attento all’interno di una discussione pubblica sulla malnutrizione. E questo ancor prima di indignarsi per informazioni ampiamente sbugiardate: le proteine sono macromolecole formate da amminoacidi che ci servono per campare. Dei 20 amminoacidi presenti negli alimenti, «il nostro organismo è in grado di sintetizzarne solo 11. I rimanenti 9 aminoacidi, -“essenziali”- che non possono essere prodotti dall’organismo umano, debbono essere introdotti con la dieta. Vari cereali, legumi e verdure sono in grado di feornire tutti gli aminoacidi essenziali» (Il mito delle proteine, Physician Comitee for Responsible Medicine, originale inglese qui). Dunque, non c’è alcuno scarto significativo nel parlare di riduzione del consumo di carne (non escludendo l’apporto delle fantomatiche proteine animali tramite: uova, latte e derivati ecc…) o di totale assenza di essa (e, ovviamente, di animali marini) o, ancora, totale assenza di animali e loro derivati (a proposito vedi, fra le altre cose, la posizione dell’American Dietetics Association, la maggiore organizzazione di nutrizionisti in USA).

Facendo qualche passo indietro, nessuna di queste indicazioni è stata fornita dai relatori. Né tantomeno è stato accennato al fatto che produrre carne (oggi e nelle quantità che sappiamo) significa destinare gran parte delle terre coltivate a produrre cereali e legumi che animali trasformeranno – con evidente dispendio di energia durante il corso della  (loro) vita – in bistecche, salsicce e hamburger, con  ricadute non trascurabili su ambiente, appropriazione delle risorse naturali, diseguaglianze ed etica. Anche su queste argomentazioni (che qui volontariamente lascio spuntare a mo’ di iceberg), giustamente, è in corso, da tempo, un dibattito. Ricalcolare le percentuali, ad esempio, sembra essere un campo in continua evoluzione. Per produrre 1kg di carne  si stimava servissero 9kg di cereali/soia (al tempo di Ecocidio), poi 7kg [nel 2007**]. E quanta acqua in più viene sprecata? Qualche tempo fa, proprio grazie a pwd.noblogs.org, ho scoperto che era uscito un libro che fa il punto della situazione e in più propone di allevare maiali solo con scarti, per trasformare ciò che butti via in salumi vari. «George Monbiot, il più influente ambientalista inglese» si è convinto e ha rivalutato la sua scelta vegana: “Mi sbagliavo sul veganismo“. Chi di voi – e siete molti – non riesce a sentirsi sazio senza carne, mentre aspetta famelicamente l’eco-mortadella, venga oggi pomeriggio alla Critical Mass (h. 16:00, p.zza del Nettuno).

«Per produrre quel chilo di manzo servono nove chili di cereali, e infatti la metà dei cereali coltivati nel mondo serve ad alimentare le vacche, mentre la gente crepa di fame. Crepa di fame per garantire a noialtri il “diritto” di cui sopra: quello di mangiare tutta la carne che riusciamo a ingurgitare. Mangiamo a quattro palmenti. Portiamo in giro culi che meriterebbero un loro CAP. Facciamo macellare tutti gli animali che vogliamo. Possiamo farlo, e quindi lo facciamo. “Come i cani che si leccano le palle”, direbbe un personaggio di Blaze di Stephen King». (Wu Ming)

(*) Stando alla conferenza stessa. Purtroppo non trovo il video sul sito di Internazionale, ma pare che li stiano caricando col tempo. Abbiate pazienza…
(**) Vedi, ad esempio, il bel documentario “Meat: the truth” (Carne: la verità) su tvanimalista.info.

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