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Tre colpi in differita

È vero. Da due settimane il blog è fermo e le statistiche degli accessi precipitano vertiginosamente. Del resto quando “si campa” di visite come la mamma-la morosa-l’amico (non sto scherzando) e me stesso quando passo di qui (mi rifiuto come homepage), non scrivere equivale a togliersi l’ultima-unica finestra aperta ai click casuali del mondo: la pagina twitter di autistici.org. Tornando a noi, l’impeto del ritorno della didattica il 5 ottobre, ha inferto un duro colpo al mio proposito di un ‘blog settimanale’ (anche le citazioni sono ferme… vabbè!).
Per le difficoltà di cui sopra, scarico tre colpi (di cui un paio “a salve” che porta sempre bene) non più tanto freschi, in elogio al frattempo wuminghiano.

1. Trasacco non è solo il paese di Taricone e dei politici voltagabbana. Sabato scorso si è tenuto il primo linux day della sua storia, grazie all’impegno di EssereCittadini, comitato civico molto attivo sul territorio e attento a ciò che succede oltre la provincia. Bravissimi. Personalmente, la mia partecipazione all’evento è stata bassissima, ma sono felice di essermi trovato nel posto giusto al momento giusto, almeno per quel quarto d’ora abbondante. Bambine bionde che chiedono ad hacker tatuati come si fa a tornare nella splash page per scegliere fra Windows e Mandriva… sono piaceri rari, che auguro a tutti, prima o poi. E poi le conferenze a tema erano azzeccatissime, anche se la stanchezza da viaggio mi ha impedito di seguire quella che più m’interessava: Tor e la sicurezza digitale.
Essere cittadini è un’esperienza positiva per Trasacco, ma qualche oscuro potere mi sta tenendo crudelmente lontano dalle loro iniziative: quest’estate per le solite tempistiche trenitaliane, mi son perso una conferenza sul Fucino pre- e post-prosciugamento. Ora che ho scoperto il loro sito web, ho un movente in più da incastrare alle strategie dei miei ritorni. Non vedo l’ora di tornare al prossimo linux day, magari col pinguino attaccato sulla mela.

2. Giovanni Arrighi è morto da poco più di un anno. La notizia, io l’ho ricevuta in ritardo, per un personale vizio di pigrizia nello sfogliare i giornali che mi coglie a periodi alterni. Quando l’appresi, sentii comunque di aver perso qualcosa. Sebbene lo conoscessi – si fa per dire – da poco (il “miolungo ventesimo secolo risale alla primavera del 2009) avevo avuto il tempo sufficiente per aver desiderato/fantasticato di incontrarlo prima o poi, alla fiera del libro o ad una lectio magistralis. Non sapevo avesse il cancro. Scoprirlo tutto in una volta, a due mesi di distanza dal fatto risolutivo (se non altro scioglieva il mio desiderio in un mare di vacuità), ricordo di aver provato una grande tristezza. Per giorni da allora ho digitato quel nome sul web, talvolta – sempre senza esito – ho scritto ‘giovanni arrighi bologna‘, sperando che la Johns Hopkins University intendesse rendergli un saluto anche nella sede italiana (dopotutto avete tre sedi in tutto il mondo, anzi nel mondo della Triade come m’insegna il professor Arrighi). Non potendo andare a Baltimora, mi sono accontentato del tributo via web.
Quelle pagine di Google sempre uguali a loro stesse, ecco da dove veniva la tristezza. La scorsa primavera qualcosa, però, è intervenuto a mitigarla. Una lunga intervista di Harvey ad Arrighi sullo stile di “vite (di studio e non) da seguire“, è apparsa sulla New Left Review n.56, marzo/aprile 2009, (sono felice di averla potuta citare come epigrafe, e non solo, nella mia tesi di triennale). L’autunno caldo della crisi, infine, continua a darmi soddisfazioni. Alias n. 40 (9 ottobre 2010) presentava stralci significativi di quella intervista, traducendola in italiano e annunciando l’uscita, per Manifestolibri, della raccolta dei suoi scritti: Capitalismo e (dis)ordine mondiale, €26,00. Adesso Alfabeta2 n. 3, ottobre 2010, me la ripropone (sul web, mi pare, anche più diffusamente) arricchita dei racconti di alcuni che l’hanno conosciuto (Lerner è ora oggetto della mia più viscerale invidia, oltre che ammirazione). Non m’interessa sapere se/perché/come del ritardo e in fin dei conti non sono nemmeno così sicuro di poterlo affermare. Riposa in pace, professore, con enormi sforzi proveremo a raggiungere le tue spalle per vedere ciò che ci additi e, magari, poco più oltre.

3. Per finire. A parziale completamento o come mero arricchimento del discorso intrapreso nell’ultimo intervento su questo blog, George Monbiot è stato di recente su Internazionale (868, 15 ottobre 2010, qui). La rivoluzione verde è tutta da costruire (se di rivoluzione si può parlare). Questo per ribadire che le salsicce confezionate, anche se Coop, anche quelle semi-secche che la mamma ti porta fino a Bologna o te le fa portare da casa «così ti mantieni sano e pensi a studiare», sono tutto fuorché ecologiche. Che al salone del naturale di ottobre (SANA) ci fosse la porchetta al gazebo difronte la Lega Anti Vivisezione (LAV), resta un mistero tutto da spiegare, checché ne dica Sottobosco (qui: a proposito, non vi funzionano i commenti e le mail, semmai leggeste questa pagina). Sull’argomento, infine, sta venendo fuori uno scritto di una mia cara lettrice. Magari mi commenta, dopo questa pressione.

Posted in considerazioni, pro memoria.

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2 Responses

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  1. vinz says

    Bambine bionde che chiedono ad hacker tatuati come si fa a tornare nella splash page per scegliere fra Windows e Mandriva… sono piaceri rari, che auguro a tutti, prima o poi.

    hahahahahahahahahahhahaha

    visto che te lo sei perso, qua trovi tutto

    • spleen says

      Grazie mille del link. Me lo gusto con piacere!