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Anno sabbatico

E alla fine, quello che mi sono preso è stato poco più che un anno sabbatico. Proprio come si fa lì sopra, subito dopo le superiori.

Letto poco e senza costanza, studiato male e cose di cui non avevo grande bisogno, finito per imparare bene o male una lingua che non mi piaceva molto, verso cui anzi nutrivo diverse idiosincrasie (non sono l’unico, però) e che mi sentivo costretto ad imparare. Non c’è senso nel chiedersi se ne sia valsa la pena oppure no, nonostante tutto.

Gli anglofoni mi fanno schifo, cascano col culo parato ovunque vanno. (Diego)

Ho avuto finalmente il tempo giusto per pensare a quello che mi hanno insegnato a chiamare “il mio paese” e che era stato il mio termine di paragone per tutto, madre di tutte le universalizzazioni sociali che, nonostante le precauzioni intellettuali, continuava a fornirmi l’unico esempio di società. Ho imparato a vedere altri modi di mangiare e concepire l’igiene personale, di costruire le case e le strade, di fare i turni di notte al supermercato e di laurearsi sempre in tempo.

Per colpa di quelli come voi, sempre più gente considera l’Erasmus una perdita di tempo e finisce per rimanere a casa propria. (Laurene)

Paese di cui avevo iniziato a comprendere pregi e difetti, sistemi, funzionamenti, riconoscendo un certo modo di pensare che accomuna me, mio padre, il presidente di Confindustria e chi mi ha venduto un panino alla stazione Termini. Le discussioni inutili su certi treni a vagone, col berlusconiano che si vede assediato, in ordine sparso, da: l’hippy, la lettrice di Repubblica.it, una coppia di studenti etero che va a farsi le vacanze al sud, un paio di adulti a cui non può fregare di meno e sei o sette spettatori scoraggiati che però ogni tanto intervengono, pensando di migliorare la situazione.

Ma con chi giri? Con gli italiani?? (Carlo)

Quando vai all’estero sembra sempre il momento sbagliato. Ci hai pensato tante volte e poi ti sembra quasi di esserti perso il momento giusto. L’Erasmus, l’Erasmus Mundi, l’Overseas, i tirocini, il Servizio Civile Europeo, i master all’estero, i soldi che ti sei messo da parte e quelli che ti lascia mamma/papà perché li hanno messi da parte per te. Ricominciare daccapo, abbassare gli standard, provare a fare amicizia con chiunque, godersi la movida, provarci in giro perché fai parte di un’enorme macchina riproduttiva super-tecnologica e perché ti piace. Incontrare gli italiani che non sanno più cos’è Emergency e quelli che non ce la fanno a vivere senza la mozzarella, la De Cecco, un buon espresso, la Nutella e infine quelli che te la (mal)mettono come love it or leave it.

I’m in love with Sophia Loren. (Psychedellic Furs, We love you)

Poco prima di tornare, mi sono fatto un bel giro in autostop, in un paese dove se la polizia ti vede con un cartello con scritto “South”, “M1”, “Oxford” o “Leeds” non ti viene a rompere. Ma non perché sono più buoni, non è questo. A volte ci sono cose che sono semplicemente diverse e vengono trattate in maniera diversa, punto. Ma noi siamo ossessionati con le solite, false, mal-poste domande di: quale sistema è migliore?

Ha senso chiedere se è meglio la Nutella o il porrige per colazione? No, era solo un gioco, una prova, per spezzare il ghiaccio e provare a far funzionare un grosso grafico umano.

Ha senso prendersi un anno sabbatico o è anche questo un ennesimo cliché, un ingannevole giochetto tre mesi da cameriere, vado all’estero e 200 per yoga? Mi sono finalmente svestito di quel sottile strato di fretta che mi ero trovato cucito addosso, una seconda pelle perfettamente aderente ai miei desideri di futuro. 3 anni di materna, 5 d’elementare, 3 di media, 5 di liceo e 3+2 di università. Poi un bel lavoro serio o un PhD in America (quella buona, quella del nord) e

… wondering who the fuck you are on a sunday morning (Renton, Trainspotting)

Dedicarsi per un anno a se stessi, alle persone che hai attorno, a capire distanze, progetti, aspirazioni, blog e cooperative. Modi “inventivi” e soddisfacenti di studiare, lavorare, vivere la propria vita senza dover leccare il culo rispettivamente al barone, al padrone e al padrino. O almeno provarci. Provare a porre in maniera diversa alcune di quelle domande fasulle e renderle critiche.

La pagina ha il suo bene solo quando la volti e c’è la vita dietro che spinge e scompiglia tutti i fogli del libro. La penna corre spinta dallo stesso piacere che ti fa correre le strade. (Italo Calvino, Il cavaliere inesistente)

Ed è per questo che mi sono preso un anno sabbatico. E ne è valsa la pena perché dopo un anno ho due mani piene di buona gente da ringraziare per una serie sterminata di cose. Che è un bene.

Posted in considerazioni.

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3 Responses

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  1. marabou says

    come non essere con te su tutta la linea?

    e poi ci son certi cazzoni che se ne pigliano uno, due, tre di anni sabbatici solo per il gusto di farsi crescere un’altra mano su cui far danzare altra gente boa: http://www.youtube.com/watch?v=hPBn4JUh74o&feature=related

    Sabbatico: solo nella loc. anno sabbatico, quello, ricorrente ogni sette anni, in cui presso gli ebrei si condonavano i debiti, si liberavano gli schiavi e si prescriveva la cessazione del lavoro nei campi.

    • spleen says

      È da stamattina che penso che, quasi quasi, possiamo meritarcelo ogni sette anni. Fottuta eredità cristiano-giudaica di merda. Preferivo rimanere pagano! :p

  2. martizadri says

    ritorno qui e ricordo che questo post l’avevo già letto, me lo rileggo tutto e tutto d’un fiato e riemergono pezzi, scorci di città e di posti, traiettorie di sguardo, forse, dove quelle parole me le sento addosso. E, insieme, il partire che sembra sempre il momento sbagliato, ma poi forse no, e l’aver tolto strati e strati di fretta e di urgenze, aver lasciato andare, respirato bene, aver guardato pienamente. E continuare.

    continuano a piacermi tanto queste righe 🙂
    canzone: http://grooveshark.com/#!/s/Le+Traiettorie+Delle+Mongolfiere/3pwM4M/overview?src=5 😉