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Frammenti 2011

«La memoria non è come un film o un video che la puoi riavvolgere e riprodurre daccapo. Il tempo e lo spazio si confondono. E quello che uno ricorda essere accaduto in questo o quel momento, o in questo o quel posto, spesso viene poi smentito […] con una buona ricostruzione storica di quel luogo in quel tempo.»
Luois Dore racconta di suo nonno, scaricatore di porto a Greenwitch (London), frammetno d’intervista.

«[…]c’è una forte componente politica e intellettuale che vuol chiudere il discorso europeo per tornare a una sovranità nazionale, ritenuta la trincea indispensabile per fronteggiare il potere della finanza. Una posizione che non coglie un dato per me fondamentale: l’interdipendenza tra gli stati e la formazione di un mercato mondiale che non tollera confini. E soprattutto un cambiamento nella costituzione materiale delle società»
Étienne Balibar, Se l’Europa fosse un contropotere, il Manifesto, 19/11/2011, su Incidenze.

«[…] poi bisogna tener presente che con i ruoli che vengono assunti nel corso della vita, le persone cambiano: basti ricordare che Monti è stato allievo di Tobin e la Tobin tax, vent’anni fa, era la bandiera dell’intellighenzia di sinistra: adesso la richiede persino il parlamento europeo e la commissione europea.
Aspetterei di vedere i primi provvedimenti. Aggiungerei, comunque, che dopo il governo incompetente che abbiamo avuto per tanto tempo, 12 -13 anni su diciassette, un qualunque governo dalla faccia onesta, credibile e competente, è il benvenuto.»
Luciano Gallino, Finanza, sovranità e Monti (intervista), su PeaceReporter, 11/11/2011.

«L’attualità politica degli indignati sta nel fatto che colgono il carattere epocale della crisi in corso di cui non vogliono pagare le conseguenze dopo aver subito il dispiegarsi delle sue cause […] c’è però anche il rischio che questo movimento spontaneo, anziché strutturarsi sia risucchiato da uno sterile ribellismo qualunquista […]. Un ulteriore rischio (che qui viene solo accennato) è che l’indignazione venga ridotta a una insofferenza giovanilistica verso le generazioni precedenti.»
Felice Roberto Pizzuti, Gli incoscienti sostengono il default, in sbilanciamoci.info, 3/11/2011.

«L’amministrazione locale farà il suo meglio per assicurare che i responsabili paghino un prezzo appropriato per il loro comportamento.» [Ravi Govindia, Council leader di Wandsworth (quartiere di Londra), sito ufficiale del quartiere, 12 agosto 2011] … e fu così che iniziarono a sfrattare dalle case popolari i rivoltosi e le loro famiglie. (qui)

«Quelli che condannano i disordini di questi ultime notti nel nord di Londra e altrove farebbero meglio a fare un passo indietro e prendere in considerazione uno scenario più ampio: un paese in cui il 10% dei più ricchi stanno 100 volte meglio dei poveri, dove il lodato consumismo sull’indebitamento personale è stato proposto per anni come la soluzione ad un’economia in crisi, e dove, stando all’OCSE, la mobilità sociale è peggiore di ogni altro pese sviluppato.»
Nina Power, There is a context to London’s riots that can’t be ignored, «Guardian», 8 agosto 2011.

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14 – ? giugno 2011:
Mi aspetto ora che la politica nel suo complesso tenga conto della volontà espressa dai cittadini. Non è giusto dare interpretazioni o partitiche o politiche sui fatti di merito, sui quesiti, sarebbe irrispettoso verso gli stessi elettori.
Luca Cordero di Montezemolo, Corriere della Sera, 14 giugno 2011.

21 maggio – 13 giugno 2011:
Il signor Mark Zuckerberg sta pensando di pagare dieci centesimi di dollaro a chi guarda – fino in fondo – degli spot su Facebook: il pagamento avverrà in crediti virtuali che però diventeranno l’unica moneta disponibile su Facebook per comprare gadget, applicazioni, etc… e magari in futuro varranno come moneta valida per tutto internet e, perché no, anche per il mondo reale.
Christian Raimo, Facebook e i Signori Grigi, in Doppiozero (grazie a Ele per la segnalazione).

30 aprile – 20 maggio 2011:
Cos’è CasaPound?
… un fascismo tirato a lucido e immerso ad arte nella dimensione politica confusa e debole del XXI secolo. L’ennesimo gioco politico fascista che mischia le sue trame alla peggiore delle politiche istituzionali […] per mirare alla restaurazione di un’ideologia defunta (la recente richiesta del PDL di “sdoganare” dall’illegalità la ricostituzione del Partito Nazionale Fascista è un esempio lampante […]) e alla legittimazione dell’odio razzista e sessista che ha sempre contraddistinto questa gente di merda.
Rete dei Collettivi Palermo, Da Roma a Napoli il fascismo di Casapound alza la testa tra coltelli e aggressioni, retedeicollettivipa.noblogs.org.

8 aprile – 29 aprile 2011:
Che Scilipoti metta nel suo programma la «riconsacrazione delle tradizioni» oppure «aggiungere una noce di burro» è assolutamente indifferente, ininfluente, uguale.
Alessandro Robecchi, Domenico Scilipoti l’immenso, il Manifesto

28 marzo – 7 aprile 2011:

Marc Fumaroli, la Repubblica, 16 marzo 2011 (recensione a: Aldo Schiavone, Spartaco).

13 – 28 marzo 2011:
Se non li conoscete guardate quanto vale
Quel loro movimento che chiamano sociale
Movimento di milioni ma milioni di denari
Dalle tasche dei padroni alle tasche dei sicari
Già eran chiare ad Arcinazzo le sue vere attribuzioni
Movimento ma del cazzo come le masturbazioni
Fatte a tecnica manuale con la destra nazionale.
Fausto Amodei, Se non li conoscete, 1972.

21 febbraio – 12 marzo 2011:
La scienza è un monopolio, non a causa di una cattiva organizzazione dell’istruzione pubblica, ma per la sua stessa natura; i profani hanno accesso solo ai risultati, non ai metodi, cioè possono solo credere e non assimilare.
Simone Weil, Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale, Adelphi, Milano 2008, p. 16.

31 gennaio – 6 febbraio 2011:
Aveva gli occhi spaventati, risoluti e allegri; gli vidi, due o tre volte nella vita, quegli occhi. Erano gli occhi che aveva quando aiutava una persona a scappare, quando c’era un pericolo e qualcuno da portare in salvo.
Natalia Ginzburg, Lessico famigliare, Torino, Einaudi, 1963, p. 84.

24 – 30 gennaio 2011:
[…] ma perche’, se Vallanzasca scrive un libro, quel libro non si compra nelle biblioteche pubbliche???
e se un collega matematico scrive un libro, verificato oltretutto corretto
scientificamente da una redazione, che fa l’assessora? […]
comincia ad emettere decreti intepretativi e postille?
(gia’ le immagino: se l’autore e’ un matematico, la norma non si applica)

Mario Tedeschini Lalli, I libri all’indice nel Veneto: non tutto è censura, c’è anche di peggio

17 – 23 gennaio 2011:
Scrittori che hanno firmato per Battisti:
Scriverò agli assessori alla Cultura dei Comuni del Veneziano perché queste persone siano dichiarate sgradite e chiederò loro che le loro opere vengano ritirate dagli scaffali [delle biblioteche, NdR]: è necessario un segnale forte dalla politica per condannare il comportamento di questi intellettuali che spalleggiando un terrorista. […] ogni Comune potrà agire come crede, ma dovrà assumersene le responsabilità..
R. Speranzon, assessore alla Cultura della Provincia di Venezia, il Gazzettino, 16 gennaio 2011.
Reazioni: Mazzetta, Wu Ming

10 – 16 gennaio 2011:
Lottavano così come si gioca/i cuccioli del maggio, era normale,/loro avevano il tempo/anche per la galera.
F. De Andrè, Introduzione, da Storia di un impiegato, 1973.

3 – 9 gennaio 2011:
La libertà senza giustizia sociale è una conquista fragile […] che si risolve per molti nella libertà di morire di fame.
S. Pertini, Discorso di fine anno, 31 dicembre 1983.

Leggi quelle del 2010.

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Letture:

A cosa serve protestare?
[…] mi recai all’impianto di Fukushima, che oggi è invalicabile a causa delle radiazioni. Ci accolse il presidente della società che gestiva il nucleare in tutto il Giappone e ci fece vedere il maxi-cantiere “atomico”. All’inizio prevedevano di costruire, uno accanto all’altro, dieci reattori. Poi, per fortuna, si fermarono a cinque. Motivo delle concentrazione? Dimezzare i costi di sicurezza e ridurre le contestazioni. Non ce ne fu bisogno, perché i giapponesi non elevarono alcuna protesta. Oggi il politologo Giovanni Sartori ci spiega che l’incidente di Fukushima è un fatto sismico e non atomico, mentre il cardinal Martini ci invita ad ammirare la disciplinata compostezza dei giapponesi nell’affrontare la tragedia. È la stessa calma che ha permesso di installare decine di cenrali in uno dei luoghi più sismici del mondo senza che nessuno battesse ciglio.

Stiamo affamando il paese: 28,6% dei giovani è disoccupato.
«Il 10 per cento più ricco è diventato sempre più ricco e il 40-50-60 per cento dei più poveri e dei meno benestanti è diventato sempre più povero. Ripeto, le diseguaglianze non consistono soltanto nel possedere o meno più soldi. Avere un reddito più elevato significa maggior potere e quindi maggiori possibilità di raggiungere i gradi più elevati della scala sociale, mentre reddito inferiore e bassa ricchezza significano restar fermi alla porta di un ascensore rotto … »
L. Gallino, I precari e l’inganno della flessibilità, intervista a Rassegna.

Carlo Giuliani, giustizia non è fatta
E’ stato ucciso negli scontri innescati dalle cariche illegittime dei carabinieri a un corteo regolarmente autorizzato. Un filmato rivela che sollevò l’estintore solo dopo aver visto la pistola spianata. Ma la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, con sentenza definitiva, ha assolto l’Italia dalle accuse di aver responsabilità nella morte di Carlo Giuliani avvenuta il 20 luglio 2001 a Genova.
Checchino Antonini, Carlo Giuliani, giustizia non è fatta.

« Di memoria, di sangue e di cor »
Sapendo cercare si trovano spazi web in cui una quantità di persone proclama senza dubbio alcuno che nelle «nostre» vene scorre «sangue italiano»; o che la grandezza di Roma deve renderci orgogliosi di essere italiani; o che nei «popoli padani» si intravede l’odierna espressione della millenaria cultura celtica. Su che base si possono fare affermazioni simili? Boh. Solo che quando le hai lanciate in qualche circuito mediatico sembrano valanghe che non si fermano più.
Insomma, quando si fa uso pubblico della storia bisognerebbe avere la decenza di ricordare che esiste una disciplina storiografica che insegna come si può sensatamente parlare del passato. Non è nemmeno dire che la pratica storiografica si basi su regole particolarmente astruse. Anzi, sono molto semplici.
Alberto Mario Banti, L’orecchio tagliato di Garibaldi, in «Saturno», inserto culturale de Il Fatto Quotidiano, 11 marzo 2011, p. IV.

11. Uomo, natura e organizzazione produttiva
La produzione è un’interazione tra l’uomo e la natura; se questo processo deve essere organizzato attraverso un meccanismo autoregolato di baratto e di scambio, allora l’uomo e la natura devono essere condotti nella sua orbita; essi devono essere soggetti all’offerta e alla domanda, essere cioè trattati come beni, come merci prodotte per la vendita.
Esattamente questa era l’organizzazione in un sistema di mercato. L’uomo sotto il nome di lavoro, la natura sotto il nome di terra erano resi disponibili per la vendita; l’uso della forza-lavoro poteva essere universalmente comprato e venduto a un prezzo che veniva chiamato salario e l’uso della terra poteva essere aquistato a un prezzo chiamato affitto.
Karl Polanyi, La grande trasformazione. Le origini economiche e politiche della nostra epoca, Torino, Einaudi, 2000 (prima ed. 1944), p. 167-8.

L’inganno della flessibilità
Quando si parla di flessibilità bisognerebbe infatti tenere sempre presente due elementi che per contro vengono sovente tralasciati nei ricorrenti rimandi al problema della flessibilità. Il primo è che la flessibilità che veramente conta sui mercati è la flessibilità dell’intera impresa, dell’organismo impresa; cioè la capacità di questo di adattarsi a variazioni quantitative e qualitative della domanda, di reagire al declino di certe aree di mercato ed allo sviluppo di altre, ai rivolgimenti politici ed economici che avvengono in determinati paesi e che possono cambiare radicalmente, in breve tempo, lo scenario con cui un’impresa deve confrontarsi. Accade invece nel dibattito contemporaneo che quando si menziona la flessibilità questa sia quasi soltanto la flessibilità del lavoro. Tutto il resto dell’azienda può, in un certo senso, restare tranquillamente rigido, a cominciare dagli investimenti in ricerca e sviluppo, ai prodotti che invecchiano, alle strategie di mercato; ciò che principalmente conta è la possibilità di poter adattare il volume della forza lavoro all’andamento dei mercati.
Un secondo dato da tenere presente è che anche in questa concezione limitativa della flessibilità, il lavoro viene presentato come un oggetto materiale …

L. Gallino, Finalità dell’impresa e stato sociale nel pensiero e nell’azione di Adriano Olivetti, in Annali di storia dell’impresa, n. 12/2001, Bologna, il Mulino, pp. 321-39, (disponibile, gratuitamente, in pdf)

Ecco come ti ammazzo un paese
[I giornalisti] non han fatto molto perché un altro spirito del tempo nascesse, crescesse, si affermasse.
Questo è stato il loro pensiero: se le forze in campo determinanti (i poteri) sono sempre più loschi o laidi e questo è il loro unico gioco, dentro questo gioco soltanto si può trovare spazio e nutrimento, ma rinunciando a contare davvero a servizio dei cambiamenti reali e possibili, che non sempre sono evidenti. Hanno finito così, rapidamente, per non conoscere l’Italia ma soltanto la politica e cioè il potere, le manipolazione gli intrecci della politica e dei potenti (banche e padroni), finendo in sostanza per disprezzare la società poiché ne vedevano il peggio – quel che ne volevano vedere – hanno finito per accettarne il peggio e molti perfino per esaltarlo, invece di dar voce a quanto c’era in essa di meno evidente ma di più promettente. Hanno finito per abituarsi e per abituarci a un’idea della politica fatta di intrigo e di pettegolezzo, rendendo l’Italia un paese dal provincialismo esasperato, tremendamente ignorante di ciò che accade al suo interno e intorno a sé.
G. Fofi, Giornalisti pupazzetti del potere, da L’Unità, 30 dicembre 2010, disponibile gratuitamente su Controlacrisi, corsivo e grassetto miei.


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